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Museo della Pietra piegata -  descrizione

istruzioni per la visita                           

 
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Marmo, cultura, territorio 
in 27 secoli di storia


Il Museo nasce dall’idea di raccogliere, in uno spazio limitato, quanto di meglio e di significativo la cultura del marmo delle Alpi Apuane ha lasciato, nel tempo, nel medesimo territorio e non solo. Il fine è proprio la conservazione ostensiva degli “olotipi” delle produzioni lapidee più caratteristiche, a cominciare da quelle seriali, per sviluppare una conoscenza archeologica specifica e non disperdere la memoria storica di una tradizione artigianale ed artistica, oggi purtroppo residuale. Molto della cultura materiale del marmo è stato perso nel corso di 27 secoli di storia – dai primordi del VI sec. a.C. fino ad oggi – per cui diverse tecniche e saperi, soprattutto per i periodi più antichi, vanno oggi ricostruiti con i metodi dell’archeologia mineraria. Il Museo assolve dunque la funzione di centro di ricerca applicata in questo particolarissimo campo, non limitandosi al solo recupero del manufatto e alla sua mera musealizzazione. Questa istituzione culturale è pure elemento portante di un sistema territoriale di siti e di beni di interesse “archeominerario” – costituito da cave e miniere storiche e da centri di documentazione – che già il progetto di Parco archeologico delle Apuane aveva individuato nel 2001 come esemplificativi per documentare al meglio l’evoluzione temporale dell’attività estrattiva del marmo e della filiera produttiva nella stessa regione.
Il nome del Museo, così singolare, è stato preso a prestito da uno scritto di Costantino Paolicchi del 1981 – I Paesi della Pietra piegata – a significare l’interesse dello stesso verso quella parte delle Alpi Apuane, dove da secoli gli uomini conoscono il segreto di modellare e dunque di “piegare” a loro genio, la “pietra” più nobile e pura che vi affiora: il marmo. Il Museo della Pietra piegata – voluto e pensato dall’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane – è stato aperto al pubblico il 31 maggio 2008. L’istituzione ha sede a Levigliani di Stazzema (Lucca) in un edificio di valore storico-ambientale della fine del XVIII sec., che ha subito una radicale ristrutturazione ed ampliamento nel 1910. 
L’allestimento si sviluppa sui quattro piani dell’intero fabbricato.





Gli spazi del Museo

piano terra: 
 
 


Sala "Marmi puri e sacri"

Marmi puri e sacri (in niveo templo)
La spazio dell’arte sacra e funeraria propone alcuni importanti manufatti che attestano l’attitudine naturale del marmo ad opere di carattere religioso. Colonne, capitelli, balaustre, vasi, sculture e bassorilievi, con raffigurazioni di repertorio sacro, trovano qui significativo spazio. È questo un campo produttivo che, in età moderna e contemporanea, ha rappresentato il settore trainante delle lavorazioni artistiche ed artigianali, con impieghi fondamentali di lapidei apuani, sia bianchi sia colorati. Entrato in crisi con le scelte dell’architettura post-conciliare, a favore dei materiali poveri ed autoctoni, dava un tempo lavoro a numerosi studi di scultura, soprattutto a Carrara, Pietrasanta, Seravezza e Querceta.
 



Sala "I colori del marmo"


piano primo:

I colori del marmo (luxuriosa materia)
La sezione è dedicata ai marmi colorati delle Alpi Apuane, oggi quasi del tutto “dimenticati” dall’industria estrattiva, ma che un tempo hanno goduto di particolare prestigio e notorietà. 
Particolarmente apprezzati per il commesso e le tarsie d’età barocca, i marmi colorati apuani hanno in seguito trovato limitato impiego nei complementi di arredamento e nell’oggettistica di lusso. 
La marmoteca qui esposta raccoglie una ricca collezione di marmi ornamentali colorati di valore storico delle Alpi Apuane ed esempi di manufatti che hanno saputo sfruttare i suggestivi effetti della policromia lapidea.
 

Pietre di casa e bottega (locus alchemicus)
La cucina e la farmacia hanno avuto in comune, per molti secoli, uno strumento di lavoro spesso ricavato dal marmo: il mortaio. La frantumazione dei materiali organici ed inorganici era un’attività ricorrente di questi due luoghi. Oltre i mortai, anche le conche per la conservazione di olio o di lardo, così come i fornelli per contenere il fuoco, avevano nel marmo e nelle pietre locali la loro materia prima di fabbricazione.
Il Museo conserva qui anche l’erbario del Parco, dedicato alla flora delle Alpi Apuane, con exsiccata di piante di significativo interesse naturalistico.

 



Sala "Pietre di casa e bottega"
 

piano secondo:

27 secoli di storia (marmor signum temporum)

Nello spazio di un unico locale è possibile percorrere un arco di tempo di quasi tremila anni di storia, attraverso la testimonianza materiale di alcune produzioni seriali, ma rappresentative, di marmo. Sono soprattutto le opere architettoniche, insieme ad oggetti d’uso quotidiano, a segnare l’inesorabile mutamento dei secoli.
Tra i manufatti di valore storico-archeologico e di provenienza locale, si segnalano: un cippo funerario, aniconico e con coronamento a calotta, d’età etrusca; un grosso frammento di trabeazione di una Villa rustica imperiale; basi, colonnelli e capitelli di polifore tardomedievali.

Biblioteca, archivio e laboratorio
È la parte viva e produttiva del Museo, che conserva materiale bibliografico e mette a disposizione documenti e strumentazioni per studi e ricerche, oltre ad ospitare la redazione della rivista scientifica del Parco: Acta apuana.
Nell’archivio si trovano importanti atti e carte della storia del territorio, tra cui è doveroso segnalare il fondo delle produzioni manoscritte del naturalista ed imprenditore Emilio Simi (1820-1875). Il laboratorio è attrezzato per analisi petrografico-microstrutturali sui lapidei ornamentali.

 



Sala "27 secoli di storia"
 


Sala "Tombe liguri apuane a Levigliani"


piano terzo:


Tombe liguri apuane a Levigliani 
(
…ferrum hastae, lapides sepulcri…)

Una speciale sezione archeologica del museo raccoglie reperti ceramici (olle, coppe, ecc.) e altri materiali di corredo (fibule, armille, anelli, ecc.) di alcune sepolture del III-II sec. a.C., di poco antecedenti la conquista romana del territorio. 
Di particolare interesse è la punta di un giavellotto, ripiegato forse per ragioni rituali, in versione miniaturistica poiché appartenente ad un bambino. 
 
 


Le tombe erano contenute all’interno di una cassetta litica formata da cinque/sei lastre di scisto, con accumuli di pietrame sciolto a protezione esterna. 
Gli oggetti esposti provengono da ritrovamenti occasionali e da scavi programmati della necropoli di Levigliani, che costituisce il più vasto sepolcreto del popolo dei Liguri Apuani nella regione geografica che ancora oggi conserva il loro nome.
I reperti sono stati qui depositati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana.
 


istruzioni per la visita
 



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